'Seta' di Alessandro Baricco, per me non è un libro. Sono due. Un po' perché ne ho davvero due copie - pensavo di averlo perso (Bur, 2002) e, presa dalla disperazione, ne ho comprato subito un'altra copia (Feltrinelli, 2013), appena l'anno scorso. Salvo poi ritrovare, giusto ieri, il libro 'originario'. Due libri, due facce dello stesso scritto: da un lato c'è il romanzo breve e una storia ancora più breve (i viaggi in Oriente di un commerciante francese di bachi da seta e la sua attrazione per una cortigiana giapponese senza nome e senza voce), le parole scritte sulla carta giallognola, la copertina semi-lucida, dall'altra c'è qualcosa di diverso. Dietro le parole, c'è un quadro. A volte è un giardino impressionista (molto simile al ponticello giapponese di Monet), a volte è una xilografia giapponese, altre stringe il suo fuoco sui dettagli più minuscoli come solo Vermeer sapeva fare.
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giovedì 22 gennaio 2015
Libro, quadro, haiku: l'impalpabile velo di 'Seta'
'Seta' di Alessandro Baricco, per me non è un libro. Sono due. Un po' perché ne ho davvero due copie - pensavo di averlo perso (Bur, 2002) e, presa dalla disperazione, ne ho comprato subito un'altra copia (Feltrinelli, 2013), appena l'anno scorso. Salvo poi ritrovare, giusto ieri, il libro 'originario'. Due libri, due facce dello stesso scritto: da un lato c'è il romanzo breve e una storia ancora più breve (i viaggi in Oriente di un commerciante francese di bachi da seta e la sua attrazione per una cortigiana giapponese senza nome e senza voce), le parole scritte sulla carta giallognola, la copertina semi-lucida, dall'altra c'è qualcosa di diverso. Dietro le parole, c'è un quadro. A volte è un giardino impressionista (molto simile al ponticello giapponese di Monet), a volte è una xilografia giapponese, altre stringe il suo fuoco sui dettagli più minuscoli come solo Vermeer sapeva fare.
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