Facciamo un po' di teoria, perché fare le orecchie alle pagine è un'arte che richiede un metodo ben preciso.
Del resto le orecchie sono il nostro personalissimo codice, una serie di 'trigger' di emozioni che si sviluppano sia sul piano temporale che di importanza.
Innanzitutto, una nota epistemologica: le orecchie non servono a ricordare
cose o concetti, ma a riportare alla luce
emozioni provate, stati d'animo, momenti e a volte pure pensieri scatenati dalla parola scritta. Sono inutili e persino controproducenti nei libri di testo scolastici o nei libri troppo tecnici. Le orecchie devono generare ispirazione, non disperazione.
Inoltre, non tutte le frasi, i brani i versi generano in noi le stesse emozioni, quindi non tutte le orecchie sono uguali. posso essere sull'angolo in alto, in quello in basso, appena accennate (giusto un angolino piegato)o molto pronunciate, da un lato o dall'altro della pagina. Parlando con amici Orecchiomani come me ho scoperto che ognuno di noi ha un suo metodo, un 'codice' di piegatura e di traduzione, una mappa invisibile in ogni pagina con le sue coordinate e i suoi sentieri.
Come dei moderni origami, ogni emozione ha il suo tipo di piega. Questo è il mio codice personale. A questo proposito, mi sembra giusto lanciare un sondaggio: qual è il tuo?