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mercoledì 5 agosto 2015

Un'isola sconosciuta e 50 remote: in viaggio con Saramago e Schalansky

Saldi estivi: due libri al prezzo di un post. Ci sta, visto che parliamo di due volumi un po' atipici.
Il primo è praticamente un racconto breve, l'altro è, come suggerisce il titolo, un atlante che oltre alle terre e ai mari racconta storie. Ma la protagonista è sempre una: l'isola.

La prima non esiste ancora, è un'idea, un obiettivo, un sogno. 
Le altre 50 sono così lontane da non esistere più, troppo piccole per le nostre carte e troppo sperdute per le nostre menti.
Il primo libro è 'Il racconto dell'isola sconosciuta' di José Saramago.
L'altro è 'L'atlante delle isole perdute' di Judith  Schalansky.

Non vanno solo insieme per argomento. Né per vicinanza temporale (ho comprato i due volumi a 4 o 5 mesi l'uno dall'altro). Né per il mio amore per le carte geografiche (ok, forse sì, ma solo un pochino).

Ma c'è un filo sottile che lega il racconto epico della nascita di un'esplorazione (del mondo e di sé stessi), della preparazione di una navigazione, dei progetti sulla partenza, e le storie di vita di isole scoperte sì, ma quasi dimenticate se non abbandonate. E' l'ineluttabilità della vita, gli ingranaggi che girano, il vento che soffia in una direzione piuttosto che un'altra. La vedetta che grida 'terra'.



mercoledì 29 aprile 2015

Tu, mio: ricordi, tiepida furia e schiuma di mare

"Io nun capisco manco 'o mare. 
Nun saccio pecché 'a varca galleggia, 
pecché 'o viento 'e tempesta 
fa onda a mare e polvere 'n terra. 
Campo a mare da che 'sso nato e nun 'o capisco. 
Eppure che è? E' sulamente mare, 
acqua e sale, ma è funno, funno assai"
'Tu, mio', Erri De Luca


  Sembra una storia come tante. Estate al mare, amori estivi, la crescita che si compie nello spirito e nel corpo ribelle. Sembra una storia come tante, anche perché è ambientata nel primo dopoguerra in un'isola partenopea che porta ancora i segni del conflitto, ma prova a guardare oltre tra le nuove basi americane e i turisti tedeschi.

giovedì 22 gennaio 2015

Libro, quadro, haiku: l'impalpabile velo di 'Seta'


  'Seta' di Alessandro Baricco, per me non è un libro. Sono due. Un po' perché ne ho davvero due copie - pensavo di averlo perso (Bur, 2002) e, presa dalla disperazione, ne ho comprato subito un'altra copia (Feltrinelli, 2013), appena l'anno scorso. Salvo poi ritrovare, giusto ieri, il libro 'originario'. Due libri, due facce dello stesso scritto: da un lato c'è il romanzo breve e una storia ancora più breve (i viaggi in Oriente di un commerciante francese di bachi da seta e la sua attrazione per una cortigiana giapponese senza nome e senza voce), le parole scritte sulla carta giallognola, la copertina semi-lucida, dall'altra c'è qualcosa di diverso. Dietro le parole, c'è un quadro. A volte è un giardino impressionista (molto simile al ponticello giapponese di Monet), a volte è una xilografia giapponese, altre stringe il suo fuoco sui dettagli più minuscoli come solo Vermeer sapeva fare.